L’ Associazione Shaolin Kung Fu Firenze nasce dalla passione di due giovani fiorentini(Enrico Cauteruccio e Fabio Tarolli) per le arti marziali e la cultura cinese.
Vengono proposti corsi di Gong Fu, per adulti e bambini e discipline del corpo dell’ antica tradizione del tempio di Shaolin, in Cina. Questo antico, famosissimo eremo a 1500 anni dalla sua fondazione continua a trasmettere alle generazioni moderne finalmente anche occidentali la sua ricchissima eredità.
La nostra associazione si pone nella dimensione della ricerca e della diffusione di queste arti attualizzando i valori del gong fu tradizionale cinese in un’ ottica salutare, culturale e soprattutto marziale.
Nel corso degli ultimi decenni il rinnovato interesse verso il monastero ha si reso possibile la conservazione e la diffusione del suo eccezionale patrimonio ma ha anche generato in Occidente come in Cina, un enorme businnes legato alla rinascita di questo mito, diffondendo una versione annacquata ed impoverita di questa bellissima arte marziale.
I corsi e tutta l’ attività dell’ associazione cercano perciò tramite viaggi, studi e una continua ricerca di ricreare una pratica quanto più vicina a quella tradizionale, perchè appunto, attraverso un duro lavoro mentale e fisico sia possibile elevare la capacità di autodifesa ed insieme raggiungere un perfetto equilibrio fra mente e corpo. Il tutto senza voler rinnegare la moderna scienza dello sport, quindi una pratica dura e tradizionale ma rispettosa dell’ individuo in ogni fase del suo sviluppo.
15.07.2008 - 13:10 | in Uncategorized | 678 CommentsClassi di movimento e capacità di scelta negli Sport di CombattimentoCari amici ed allievi, con questo articolo vorrei parlarvi di un argomento complesso ed affascinante che riguarda molto da vicino le nostre amate Arti Marziali. Volutamente, per ragioni di leggibilità, ho cercato di non portare troppe spiegazioni di tipo neuro fisiologico e di usare invece esempi tratti dalla nostra pratica marziale. Con la speranza che questo breve scritto possa contribuire a spiegare il perchè di certi esercizi e metodi che a volte nella pratica di palestra possono sembrare un pò ripetitivi. Infine vorrei ricordarvi che i processi sotto descritti non sono altro che dei modelli e che per quanto riguarda il controllo del movimento, per quanto incredibile possa sembrare, ne sappiamo meno della composizione del suolo di Marte... Buona lettura. All’interno degli studi sul Controllo motorio, si è soliti operare una prima distinzione tra le attività motorie fra movimenti discreti, continui e seriali. Nell’ambito degli sport di situazione come il sanda, ci interessa soprattutto definire i movimenti discreti ovverosia tutti quelli in cui può essere individuato il momento di inizio e quello di fine. Così portare un oggetto alla bocca, calciare o effettuare una distensione di pugno sono alcuni esempi di questa categoria di movimenti. Una delle caratteristiche che di solito si accompagna ai movimenti discreti è la velocità, che è quasi sempre maggiore rispetto a quella osservata nei movimenti continui. Inoltre un’altra caratteristica che si accompagna a questo genere di movimenti è l’importanza dell’aspetto cognitivo rispetto a quello motorio. Citiamo a tal proposito un esempio che può rendere più chiara la distinzione (R. Paoletti “Il controllo motorio” ed. Il mulino). “Se l’operatore di una centrale di controllo deve prestare attenzione ad un pannello luminoso, ed in risposta ad una luce verde deve premere un dato pulsante posto sulla consolle di comando, mentre in risposta ad un segnale di allarme rappresentato, poniamo, da una luce rossa deve premere molto celermente un altro pulsante della consolle, è plausibile supporre che la parte più impegnativa del compito sia quella relativa alla discriminazione dei differenti segnali ed alla selezione del pulsante corretto, e che poco o nessun impegno venga riservato al come premere il pulsante. Una volta che il segnale luminoso sia stato correttamente riconosciuto ed il pulsante di risposta sia stato selezionato, poco importa il dito impiegato per premere il pulsante o l’angolo di flessione del polso che guida la mano impegnata nella risposta.”
Se prendiamo però in considerazione la risposta ad un attacco portata con l’intenzione di un certo risultato dimodochè esso risulti il più efficace fra i possibili,le cose risultano essere assai più complicate. E questo è esattamente ciò che avviene nella dinamica di uno sport di combattimento. Modifichiamo l’esempio sopra riportato ai nostri scopi. Durante un combattimento fra due avversari, un atleta riconosce l’arrivo di un jab diretto al proprio volto sferrato dal contendente che lo fronteggia. In accordo con le conclusioni del nostro autore una volta riconosciuto lo stimolo il nostro atleta avrebbe svolto la parte più delicata del proprio compito. Ciò risulta senz’altro vero ma nel caso di una relazione di azioni complesse come lo scambio di pugni fra due atleti è obbligatorio postulare alcune premesse e fare alcune considerazioni che risulteranno fondamentali anche ai fini del processo di allenamento. Sferrare un pugno allo scopo che esso sia efficace, anzi il più efficace possibile tenuto conto delle caratteristiche fisiche di chi compie il movimento, è un’azione assai più complessa del premere un tasto. In tale azione infatti il principale parametro di efficacia (azione svolta con successo) è la forza che deve essere applicata per vincere la resistenza offerta dal bottone ed eventualmente la traiettoria complessiva del gesto così come la rapidità dello stesso, fondamentali nel determinare la velocità con cui lo scopo viene raggiunto. Per il pugno invece la tecnica che adottiamo è assai più decisiva in merito alla sua efficacia finale. Ciò che inerisce al come, nel nostro caso, ha dunque una certa importanza. Oltre a ciò i modi in cui egli può rispondere allo stimolo riconosciuto, per attuare lo scopo prefisso (offendere senza essere offeso) sono molteplici, la rosa di opzioni è tanto maggiore quanto più egli è esperto (bagaglio motorio/tecnico più ampio). Conformemente a ciò dovrebbe operare, dopo il riconoscimento dello stimolo, una nuova scelta (nel campo delle risposte che gli sono possibili). Cosicché, paradossalmente, giacchè ciò avviene proprio in quanto egli è più esperto, la sua risposta risulta ulteriormente rallentata. Ulteriore elemento di rallentamento è il carico di elementi ansiogeni operanti sul soggetto che rende i processi neuropsichici sottostanti l’azione più indecisi e quindi meno pronti. Queste annotazioni sono di importanza capitale nella creazione di una gerarchia all’interno del processo di allenamento che voglia portare l’atleta a risolvere efficacemente questi problemi nel corso della performance. Innanzitutto dunque:
Una volta che il bagaglio motorio dell’atleta è “pieno di tecniche”, bisognerà concordare quali di queste vadano abbinate ad un determinato stimolo proveniente dall’avversario. E’ un lavoro di stimolo-risposta, in cui bisogna tener conto delle caratteristiche psicofisiche dell’atleta in questione (non esiste “la controtecnica perfetta” in termini assoluti) ed ad un livello più avanzato anche di quelle dell’avversario. In questa fase ad esempio sarà obbligato a rispondere ad un jab sinistro con a sua volta un “incrocio” di jab sinistro, rinforzando tale processo tramite
Arrivati a questo punto si può cominciare a “mischiare le carte”, il mio avversario può effettuare una rosa di tecniche cui devo rispondere con le contromosse adeguate da me precedentemente interiorizzate. Se si accende la luce verde premo un tasto, se quella rossa un altro. L’attenzione dunque si è finalmente spostata su quei processi di riconoscimento e di scelta della citazione iniziale. E’ solamente adesso che la concentrazione dell’atleta può finalmente focalizzarsi per intero nel compito di riconoscere/decodificare lo stimolo; infatti se si è ben lavorato ciò che verrà dopo è perfettamente padroneggiato e non necessita più di un intervento cosciente. Non rallenta più. Inoltre un continuo addestramento alla situazione, consentirà di abbattere in parte la carica di ansia ed incertezza che sempre si accompagna alla prestazione. Un flash: due pugili saltellano agili sulle punte, guardinghi, l’uno di fronte all’altro. Improvvisamente uno fa partire un velocissimo diretto sinistro alla testa dell’avversario. Apparentemente in contemporanea, il secondo inclina leggermente il busto in avanti, la spalla sinistra spinge il jab in diagonale sotto il colpo dell’avversario. Mentre il pugno del primo pugile colpisce l’aria, l’altro guizza come la lingua di un serpente contro la punta del mento. Il colpo è perfetto: tecnico, veloce, violento. Il nostro pugile ha “visto” giusto, riconosciuto la situazione ed agito di conseguenza in maniera divenuta per lui ormai inconsapevole. E’ K.O…
Fabio Tarolli
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| Seminario con il Maestro Shi xing Hong | |
| 02.04.2008 - 11:37 | in Uncategorized | 8236 Comments
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| Shi bo Shi Xing Hong | |
| 31.01.2008 - 10:30 | in Uncategorized | 9218 Comments Cari amici ed allievi, Le modalità,gli orari e i costi dello stage sono ancora in via di definizione e saranno al più presto online. Links: Video di Shi Bo in vari momenti della sua vita, in Cina, Italia, Ungheria. Verso la fine del video 07 guardate quanto salta alto e capirete perche a Shaolin veniva chiamato “la macchina”! Omituofo
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| Wing tsun | |
| 30.01.2008 - 15:38 | in Uncategorized | 9271 Comments Cari amici, nell’ articolo qui di sotto abbiamo l’ opportunità di ascoltare la voce di uno dei più validi insegnanti di uno stile di gong fu fra i più conosciuti di quelli della famiglia del sud. Lapo Bartumioli è un appassionato ricercatore delle arti del corpo (e della simbologia ad esse legate) dell’ estremo oriente e ci da una visione nuova e meno stereotipata di questo interessante stile. Buona lettura a tutti
WING TSUN KUNG FU (il taoismo in azione)
Il suo nome significa kung fu dell’eterna primavera. Il termine kung fu per i cinesi è più generico di quello che ci si aspetta, poiché sta a rappresentare soprattutto il fare uso di speciali abilità, perciò potrebbe essere utilizzato anche per definire le capacità, ad esempio, di un abile giocatore di scacchi. In definitiva non è semplicemente lotta, ma rappresenta uno stile di vita, i cui cardini sono: benessere, autodifesa, filosofia, spiritualità. Il wing tsun è un’arte marziale molto diffusa, ma allo stesso tempo non sempre compresa nella sua interezza perché non tutti i cosiddetti “maestri” sanno interpretare o vogliono svelare il suo significato più profondo. L’eterna primavera di cui si parla è l’eterna giovinezza nel suo senso di conservare una buona salute, delle buone capacità fisiche e una buona postura anche in età avanzata; è il ciclico alternarsi delle stagioni che iniziano con la primavera e sempre vi ritornano, in questo senso l’apprendimento è come quello di un bambino che si stupisce ogni volta che scopre qualcosa di nuovo del mondo in cui vive; è la rinascita della natura dopo il periodo di morte cominciato in autunno e concretizzatosi in inverno; rinascita della vegetazione che in primavera esplode con l’irruenza di un “ariete” ( non a caso segno zodiacale che nella tradizione astrologica-babilonese simboleggia appunto l’inizio della primavera), così come è l’espressione dinamica del wing tsun, impetuosa come la corrente di un fiume, ma pronta ad adattarsi non appena la strada viene ostruita. Sono tutte metafore che, fedeli alle caratteristiche della lingua cinese, sono racchiuse in un unico termine per esprimere però molti significati. Nello studio del wing tsun si riprogrammano o meglio si “risvegliano” gli istinti, tramite un accurato lavoro sul sistema nervoso periferico (tattile soprattutto), con un esercizio tipico e unico di questo sistema di kung fu che si chiama chi-sao, cioè mano-aderente, ma anche mano-“chi”(nel senso di energia interna), ed anche mano-stupida nel senso che agisce senza il pensiero. Il chi-sao è il “cuore” del wing tsun, perciò tutto il sistema ruota intorno ad esso; con il chi-sao si apprendono i principi necessari per ottimizzare al meglio le proprie energie e abilità in combattimento, per il resto all’occhio profano il wing tsun, in pratica, assomiglia molto alla muay thai tradizionale o al vecchio pugilato inglese. Non è tanto la forma esterna che si usa per lottare quanto i meccanismi neuro-muscolari alla base dei movimenti che fanno la differenza. Quindi il fraintendimento nel dare un giudizio del wing tsun sta proprio qui, non lo si può descrivere tramite l’occhio, che, banalmente parlando, inganna, ma va praticato prendendo contatto con le braccia e le gambe dell’insegnante, che lo trasmettera’ come è tradizione nella più pura filosofia taoista: “da cuore a cuore”.
Dott. Lapo Bartumioli
Insegnante di wing tsun ed escrima, chinesiologo, studioso della filosofia e della medicina tradizionale cinese, praticante anche di altre discipline marziali da oltre vent’anni. Attualmente collabora con il centro wellness Virgin active di Firenze come personal trainer,inoltre tiene regolarmente corsi di wing tsun kung fu presso la nota palestra Doyukai.
kuendao@aliceposta.it | |
| Introduzione al programma | |
| 07.03.2007 - 16:53 | in Uncategorized | 7538 Comments Questo piano di allenamento in quattro settimane consiste in una routine di due sedute settimanali ad integrazione del normale corso in palestra. Esso contribuirà a creare un corpo marziale ovvero alla formazione dell’ organismo in funzione del gong fu. Anche la moderna teoria dell’ allenamento sportivo riconosce che non può esistere un atleta che possieda sviluppate al massimo grado tutte le caratteristiche condizionali, quanto invece esiste l’atleta morfofunzionale ovvero colui che possiede al massimo grado ed integrate fra loro tutte le caratteristiche psicofisiche richieste dalla disciplina in cui si impegna. Per questo motivo il programma integra preparazione fisica e tecnica concorrendo alla formazione della resistenza e della forza specifiche del Gong fu. | |



